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Il QEEG
L’elettroencefalografia quantitativa (QEEG) è la misurazione, tramite una tecnologia digitale, delle configurazioni elettriche sulla superficie dello scalpo, che riflettono principalmente l’attività corticale sottostante. La procedura può impiegare circa un’ora e mezzo e consiste nel sistemare, sulla testa del soggetto, una cuffietta attillata, la quale contiene piccoli elettrodi, posizionati seguendo il Sistema Internazionale 10/20, per misurare i patterns elettrici che giungono dal cervello. Ciò viene fatto mentre il paziente riposa tranquillamente con gli occhi chiusi, e talvolta anche con gli occhi aperti o durante l’esecuzione di un compito quale ad esempio leggere. In seguito verrà utilizzata una lunga procedura per rimuovere gli artefatti, che si presentano quando si muovono gli occhi o si battono le palpebre, quando i pazienti si muovono leggermente sulla sedia, o quando serrano la mandibola o muovono un po’ la fronte. L’informazione sulle onde cerebrali che viene raccolta, è registrata e convertita, tramite una tecnologia digitale, in numeri, che vengono statisticamente analizzati e confrontati a valori normativi presenti in database, al fine di mostrare la localizzazione e l’estensione della disfunzione cerebrale, in specifiche bande di frequenza e sotto particolari condizioni di compito (es., durante calcoli matematici o la lettura).
VANTAGGI DEL QEEG
• Il QEEG è una procedura non invasiva e offre una risoluzione temporale superiore paragonata alle altre tecniche di neuro-immagine, quali fMRI, SPECT e PET.
• In termini di tecnica di neuro-immagine, il QEEG mira a rilevare il metabolismo e la funzione, laddove invece le scansioni della risonanza magnetica e della tac riflettono la struttura.
• La disfunzione cerebrale, focale o generalizzata, è rappresentata tramite mappe cerebrali topografiche o grafici colorati, facendo del QEEG uno strumento efficace per differenziare tra disturbi cerebrali organici e funzionali. Questi dati funzionali forniscono un eccellente supporto ai dati ottenuti tramite le scansioni con la tac e la risonanza magnetica. Per esempio il QEEG è uno strumento utile per differenziare tra cause fisiologiche e funzionali della depressione e iperattività. Essa è anche utile nell’identificazione della schizofrenia e della demenza. Questa procedura può essere anche utilizzata per identificare casi di atrofia cerebrale associata all’alcolismo o abuso di droghe, come pure può determinare se un bambino sta presentando un disturbo da deficit di attenzione su base neurologica o di origine psicogena.
• La performance di un soggetto/paziente può essere statisticamente confrontata con i dati di un ampio campione; tale paragone permette al clinico di determinare se il funzionamento cerebrale è anormale o no, a quale grado, in quale localizzazione e in quali bande di frequenza.
Questa attenta analisi è molto importante anche nel caso in cui il soggetto venga sottoposto ad un training di neurofeedback, perché suggerisce il corretto posizionamento degli elettrodi e le bande di frequenza sulle quali lavorare.
• Il QEEG è uno strumento semplice e sicuro per determinare se un soggetto/paziente trarrà beneficio da una terapia con farmaci psicotropi oppure no, senza il bisogno di una prova prolungata. Recenti ricerche dimostrano che la responsività ad un trattamento farmacologico può essere aumentata e gli effetti collaterali diminuiti attraverso l’uso delle tecniche QEEG mirate a consigliare il clinico nella scelta della prescrizione.
• La procedura ha il vantaggio di essere accurata, funzionale, veloce e attendibile (1 minuto di dati puliti ha un’affidabilità del 94%, 2 minuti sono affidabili al 96%).
• Il QEEG permette di scoprire la neurofisiologia sottostante e aiutare quindi nella formulazione di ipotesi di trattamento basate sull’evidenza della neurofisiologia di ciascun individuo. Quindi la scelta del trattamento deve scaturire dall’analisi del QEEG piuttosto che essere basata sui sintomi che, spesso, non sono correlati alla neurofisiologia sottostante.
Il QEEG è utilizzato:
e inoltre: - come follow-up per monitorare le sindromi cerebrali organiche, dopo la cessazione di uso di alcool, trattamento chemioterapico/radioterapico, dopo la cessazione di uso di farmaci psicotropi o di droghe illecite;
REGISTRAZIONE DEL QEEG
Il soggetto si siede comodamente su una poltrona posta approssimativamente a 3.5 metri dal monitor e le gambe vengono adagiate comodamente su un piccolo sgabello di fronte alla poltrona. Una cuffia attillata con elettrodi posizionati secondo il sistema internazionale 10/20 è posta sulla testa del soggetto per ottenere una registrazione EEG standardizzata a 19 canali. Un montaggio referenziale è poi ottenuto grazie a elettrodi posti sui lobi auricolari. E’ richiesta un’impedenza elettrodica minore a 3 Kohms in tutti i siti prima di iniziare la registrazione.
APPLICAZIONI CLINICHE DEL QEEG
Il QEEG è attualmente utilizzato nella pratica professionale per le seguenti applicazioni cliniche: valutazione degli effetti di un trattamento e predizione della risposta del soggetto ad un trattamento farmacologico, per la valutazione dei traumi cranici, per la valutazione delle alterazioni cognitive e psichiatriche, per la neuroterapia (neurofeedback), per la valutazione del massimo livello di prestazioni e per predirre il protocollo per il training; ancora, per valutare coloro che si dovranno sottoporre ad intervento chirurgico cerebrale, nell’epilessia ed in altre applicazioni di ricerca.
Inizialmente presentato nel giornale “Science” nel 1988, il QEEG fu sviluppato e ampliato dai Dott. Leslie Prichep e Roy John alla University Medical School di New York. Il database ora contiene i QEEG di circa 20.000 soggetti normali attentamente esaminati e di vari gruppi di pazienti. Lo scopo della valutazione con QEEG è quello di determinare come l’attività delle varie aree del cervello differiscano funzionalmente dai dati normativi del database, appropriato per età e sesso.
La ricerca indica che i bambini con ADHD possono essere differenziati dai bambini senza ADHD in più del 96% dei casi sulla base delle caratteristiche del loro QEEG. Il QEEG aiuta a differenziare il substrato neurologico dei deficit di attenzione che nascono dall’ADHD, dal substrato neurologico determinato dai deficit di attenzione associati ad altri disturbi psichiatrici primari: depressione, ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbo oppositivo-provocatorio o psicosi.
Chabot e colleghi scoprirono che i pattern di anormalità del QEEG dei bambini con ADHD e disturbi attenzionali rappresentano una deviazione dal normale sviluppo, piuttosto che un ritardo maturazionale o un ritardo nel normale sviluppo.
Da questi studi è emerso che nel 76.2% dei bambini del campione, aventi ADD, ADHD o disturbi di attenzione, era presente un’eccessiva attività theta/alpha generalizzata o focale. Questi bambini con un eccesso di onde theta e alpha possono essere divisi in due sottogruppi neurofisiologicamente diversi.
- Il primo ed il più comune gruppo è costituito dal 46.4% del campione; è caratterizzato da un’eccessiva attività theta e/o alpha, prevalentemente nelle regioni frontali e/o centrali con una frequenza media di alpha normale. Questo sottogruppo di ADHD, caratterizzato da un eccesso di theta e di alpha è perciò il risultato di una ipoattivazione dei lobi frontali dovuta ad un basso livello di dopamina. Gli studi sul QEEG di Chabot, gli studi sulla SPECT di Amen ed altri studi di neuroimmagine supportano la teoria dopaminergica dell’ADHD (Levy), che parla di una disregolazione dei circuiti dopaminergici prefrontali.
- Il secondo gruppo di bambini con un elevato rapporto theta/alpha nello studio di Chabot, mostrarono un rallentamento dell’alpha generator. Questo gruppo include il 29.8% dei soggetti del campione totale e implica un eccesso del rapporto theta/alpha associato ad un decremento della frequenza media di alpha. Di conseguenza i bambini con ADHD potrebbero avere comorbidità con depressione e ansia e, anzi, a volte la depressione e/o l’ansia potrebbero essere la diagnosi primaria.
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INTRODUZIONE AL NEUROFEEDBACK I principi fondamentali del Neurofeedback ed i suoi presupposti terapeutici.
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